Quando il medico NON viene a domicilio

L’esperienza insegna!

Anche se non sempre le esperienze che facciamo sono piacevoli.

In queste ultime settimane mi sto scontrando con situazioni poco piacevoli, di cui onestamente farei volentieri a meno, vista la mole già considerevole di impegni incombenti nel mio compito di Caregiver.

Ma a volte accadono fatti su cui non si può soprassedere e questo è uno di quelli!

Due settimane fa mi sono recata dal medico di mia mamma, chiedendo una visita medica a domicilio perché in seguito a una caduta è rimasta a casa a riposo e si è debilitata ancora di più, indebolendosi e facendo fatica a stare in piedi e camminare.

Niente da fare, il medico aveva in programma una partenza e mi ha rimandato di una settimana la visita.

Una settimana dopo ha posticipato ancora…fino ad arrivare a due settimane dalla richiesta originaria!

Ho deciso di cambiare medico, perché questa situazione è a dir poco vergognosa!!

Per informazione di tutti, la visita medica a domicilio NON PUÒ VENIR RIFIUTATA!

Il medico non può rifiutarsi di visitare il paziente se le sue condizioni sono tali da non consentirne il trasferimento presso il proprio ambulatorio e la visita risulta necessaria.

Al medico spetta valutare la suddetta necessità e l’eventuale urgenza sulla base della sintomatologia e delle condizioni lamentate al telefono dal paziente o dai suoi familiari.

Se sussistono tali condizioni («necessità» e «non trasferibilità» presso l’ambulatorio), il dottore è tenuto a visitare il paziente, recandosi al suo domicilio, il «prima possibile».

Ma su questo la legge non è chiara e non specifica quali siano le situazioni concrete in cui il medico può rifiutarsi di visitare il paziente. Poiché ogni caso è “a sé” e necessita di un’autonoma valutazione, anche alla luce delle altre urgenze che, in quello stesso momento, il professionista è chiamato ad adempiere, l’Accordo nazionale lascia la valutazione alla libera interpretazione del sanitario.

Se però, pur in presenza dell’urgenza e della «non trasferibilità» del paziente, il medico rifiuta di eseguire la visita a domicilio scatta il reato di «omissione di atti di ufficio» e può essere denunciato. A ricordarlo è una recente sentenza della Cassazione.

Le visite a domicilio devono essere compiute in giornata, se richieste entro le 10:00 di mattina, o entro le 12:00 del giorno dopo, se richieste oltre le 10:00 del mattino.

Il sabato, il medico non è tenuto a svolgere attività ambulatoriale, ma è obbligato a eseguire le visite domiciliari richieste entro le ore 10:00 dello stesso giorno, nonché quelle eventualmente non ancora effettuate, richieste dopo le ore 10:00 del giorno precedente.

Secondo l’Accordo Collettivo Nazionale dei medici di base, lo studio professionale del medico di famiglia deve essere aperto agli aventi diritto per 5 giorni alla settimana, preferibilmente dal lunedì al venerdì, con previsione di apertura per almeno due fasce pomeridiane o mattutine alla settimana e comunque con apertura il lunedì, secondo un orario congruo e comunque non inferiore a:

• 5 ore settimanali fino a 500 assistiti;

• 10 ore settimanali da 500 a 1000 assistiti;

• 15 ore settimanali da 1000 e 1500 assistiti.

L’orario di studio è definito dal medico anche in relazione alle necessità degli assistiti iscritti nel suo elenco e alla esigenza di assicurare una prestazione medica corretta ed efficace e comunque in maniera tale che sia assicurato il migliore funzionamento dell’assistenza.

La regola vuole che il medico di base sia tenuto a fare le visite presso il proprio studio. Nel domicilio del paziente il medico è tenuto a recarsi quando vi sia una situazione di non trasferibilità dell’ammalato.

La visita domiciliare deve essere eseguita di norma nel corso della stessa giornata in cui il medico è stato chiamato dal paziente solo a condizione che la predetta chiamata sia stata effettuata entro le ore dieci (e salvo, ovviamente, i casi di urgenza e indifferibilità della visita). Se invece, la richiesta di visita domiciliare viene presentata dopo le 10 del mattino, il medico dovrà presentarsi al domicilio del paziente entro le 12 del giorno successivo. È a cura del medico di assistenza primaria la modalità organizzativa di ricezione delle richieste di visita domiciliare. In questo, come detto, l’accordo riconosce ampia discrezionalità al medico di base, anche sulla scorta di quelle che sono state le chiamate ricevute e le visite da eseguire nel proprio ambulatorio.

Che succede se il paziente versa in una condizione di urgenza? In tal caso la visita domiciliare deve essere soddisfatta entro il più breve tempo possibile. Ma è chiaro che a decidere se la situazione è urgente o meno sarà lo stesso medico sulla base della sintomatologia descrittagli. Ma è una valutazione che egli fa a propria responsabilità: per cui, se valuta in modo non corretto la situazione e, pur in condizioni di gravità e improrogabilità della visita, egli non si reca presso il luogo ove si trova l’ammalato, ne risponde penalmente. Il capo di imputazione, in questi casi, è il rifiuto di atti d’ufficio. Il reato scatta anche se il paziente è ricoverato presso una casa di cura.

Nelle giornate di sabato il medico non è tenuto a svolgere attività ambulatoriale, ma è obbligato ad eseguire le visite domiciliari richieste entro le ore dieci dello stesso giorno, nonché‚ quelle, eventualmente non ancora effettuate, richieste dopo le ore dieci del giorno precedente.

Nei giorni prefestivi valgono le stesse disposizioni previste per il sabato, con l’obbligo però di effettuare attività ambulatoriale per i medici che in quel giorno la svolgono ordinariamente al mattino.

Il rifiuto della visita domiciliare

Come abbiamo detto, risponde del reato di rifiuto di atti d’ufficio il medico che non va a fare la visita a casa del paziente quando questa è necessaria (per «non trasferibilità» dell’ammalato o sussistendo una «urgenza»).

Il reato scatta nel semplice rifiuto, a prescindere dalle conseguenze che poi abbia subito il paziente. La denuncia quindi può scattare se il sanitario si è rifiutato di recarsi presso l’ammalato per averlo esposto a un pericolo serio. La violazione dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice (ossia il corretto svolgimento della funzione pubblica) ricorre quando venga negato un atto non ritardabile alla luce delle esigenze considerate protette dall’ordinamento, prescindendosi dal concreto esito dell’omissione.

Il comportamento sanzionato dal codice penale è il rifiuto. Quest’ultimo si verifica a fronte di una richiesta o di un ordine oppure quando sussiste un’urgenza sostanziale che impone il compimento di un atto tanto che, in concreto, l’inerzia del pubblico ufficiale assume la valenza di un rifiuto dell’atto.

Non si tratta di un reato che punisce la «colpa medica» come nel caso di errata o ritardata diagnosi. Qui si punisce il medico che, pur consapevole della necessità della visita domiciliare, si rifiuta di eseguirla.

Assumono quindi molta importanza le informazioni che gli vengono date per telefono, perché è da queste che il dottore viene messo nella condizione di comprendere se sussiste l’urgenza (e in tal caso essere responsabile penalmente in caso di rifiuto) o meno (e in tal caso essere esente da colpe). Se poi il medico conosce già, per precedenti visite, la situazione clinica dell’ammalato, conoscendo il rischio, non può neanche aggrapparsi a una non corretta informativa telefonica.

Troverete tante fonti con queste informazioni, questa proviene da:

https://www.laleggepertutti.it/160523_medico-di-base-e-obbligato-a-visitare-a-domicilio

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